venerdì 15 gennaio 2010

Russia e Turchia a colloquio su gasdotto South Stream e oleodotto Samsun-Ceyhan

«Esemplare»: così il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha definito la cooperazione energetica con la Russia dopo aver incontrato oggi a Mosca il leader del Cremlino Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin. «Abbiamo un sacco di possibilità, non solo nel settore gasiero ma anche in quello petrolifero e dei prodotti petroliferi», ha dichiarato Erdogan, come riferiscono le agenzie. Anche Medvedev e Putin hanno sottolineato l'alto livello delle relazioni tra i due paesi, «relazioni di partenariato strategico», ha osservato il presidente russo. Il capo del governo russo ha ricordato che, nonostante gli effetti negativi della crisi, «la Turchia resta uno dei maggiori partner economici di Mosca, superando Usa e Gran Bretagna».
Nell'agenda degli incontri non solo il progetto di gasdotto italo-russo South Stream, concorrente del Nabucco - Ankara è impegnata in entrambi - ma anche la partecipazione russa alla costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan. Secondo il quotidiano Kommersant, Erdogan potrebbe proporre alla Russia di partecipare al Nabucco: i suoi sostenitori in Turchia, secondo il giornale, sono convinti che il costoso South Stream, ideato per bypassare l' «inaffidabile» Kiev, potrebbe diventare superfluo dopo le presidenziali in Ucraina, che dovrebbero sancire l'uscita di scena del presidente filo occidentale e anti russo Viktor Iushenko. (ANSA).

sabato 24 ottobre 2009

Il celebre hotel Ucraina cambia nome

Mosca cancella l'Ucraina dalla mappa degli alberghi della capitale: il gastiniza Ukraina uno dei sette grattacieli staliniani che fa da sentinella al Kutuzovski Prospect, di fronte alla Casa Bianca del governo russo, riaprirà con il più prosaico nome di Radisson Royal all'inizio del 2010, dopo due anni e mezzo di ristrutturazione e un passaggio di proprietà in salsa azera non del tutto trasparente.

L'esterno è stato conservato, con guglie, pinnacoli, stelle, falci e martelli, ma non è ancora dato conoscere se il restauro interno ha a
lterato il sontuoso aspetto storico-architettenico di uno degli alberghi più famosi di Mosca, testimone di eventi storici come il bombardamento della Casa Bianca, frequentato da attori come Marcello Mastroianni e Robert de Niro, ma anche scenario di romanzi famosi come Gorky Park: è al 14/0 piano dell'hotel, infatti, che l'ispettore Arkadi Renko decide di trasferire la «base» della sua rocambolesca indagine. L'autore, Martin Cruz Smith, ha lasciato una descrizione memorabile di questo gotico staliniano, che «non fu soltanto uno stile architettonico, quanto una forma di culto». «Elementi di insigni edifici greci, francesi, cinesi e italiani furono caricati sui carri dei barbari e trasportati a Mosca dove il Grande Architetto in persona - Stalin - li accatastò l'uno sull'altro per farne monumenti alla sua potenza, mostruosi grattacieli, misteriosi manieri merlati, vertiginose torri fino al cielo, e poi ancora guglie, pinnacoli, cupole, sormontante da stelle rosse che di notte baluginavano come i Suoi occhi».

Quando fu ultimato nel 1957, con i suoi 34 piani e i suoi 206 metri di altezza, l'Ukraina era l'hotel più grande d'Europa. E uno dei più eleganti, con i suoi marmi e i suoi lampadari di cristallo. Nel marzo 2007 ha chiuso per restauro. Due anni prima Biskvit, una società operante nel settore della ristorazione, legata al gruppo dell'oligarca di origine azera Telmal Ismailov, grande amico del sindaco di Mosca Iuri Luzhkov, l'aveva acquistato all'asta per 273 milioni di dollari dal Comune di Mosca.
Il nuovo albergo, cinque stelle, sarà gestito da Rezidor, una catena internazionale di hotel, che intende fare del Radisson Royal il suo fiore all'occhiello nel Paese: 507 camere da 32 a 260 metri quadri e 38 appartamenti per soggiorni lunghi, tutti con pavimenti riscaldati e tv a cristalli liquidi. Sarà dotato anche di ormeggio sulla Moscova. Ma solo alla riapertura si vedrà se il vecchio hotel Ukraina, circondato in questi ultimi anni dai moderni grattacieli, avrà conservato il suo fascino di altri tempi: la statua del poeta ucraino Taras Shevchenko che troneggia davanti all'ingresso, in ogni caso, resterà spaesata dalla nuova insegna. (Ansa)

martedì 13 ottobre 2009

"Un eroe del nostro tempo"

Leggendo quest'Ansa mi è venuto in mente il titolo di un romanzo di Michail Lermontov, Un eroe del nostro tempo. Da un eroe romantico a un eroe mafioso...

Una folla di circa mille persone e misure di sicurezza che non erano state prese neppure per i funerali dell'ex presidente Boris Eltsin: così Mosca ha dato oggi l'ultimo saluto ad una figura mitica della mafia russa, Viaceslavl Ivankov, 69 anni, detto «Il Giapponese» per i suoi occhi a mandorla e la sua passione per l'arte marziale dello Ju-Jitsu. «Al nostro amico amatissimo», «Da parte della banda di Kirov» era scritto su alcune delle corone di fiori portate da parenti e amici del defunto, sepolto nel cimitero di Vagankoskoie, il più prestigioso della capitale dopo quello di Novodievicie: tra le tombe di eroi militari e celebrità russe anche quella di Vladimir Visotski, il più amato forse tra i cantautori sovietici.

La polizia temeva regolamenti di conti tra le varie bande criminali, presenti con alcuni loro rappresentanti, soprattutto dal Caucaso, come dimostra la presenza di Aslan Ussoian, detto «Nonno Hassan», capo di uno dei più importanti clan mafiosi russi al quale era affiliato anche Ivankov. Per questo prima delle esequie gli artificieri hanno effettuato un sopralluogo mentre sulla cerimonia hanno vigilato circa 150 Omon e numerosi uomini dei servizi segreti, che hanno scattato foto ai partecipanti. Su richiesta dei famigliari è stato vietato l'ingresso a cameramen e fotografi ma alcuni reporter sono riusciti a intrufolarsi portando un mazzo di fiori.

Le tv hanno potuto filmare immagini all'ingresso del cimitero per quella che è diventata una delle prima notizie dei tg e dei siti online, nonostante i tentativi delle autorità di mettere il silenziatore al grande interesse sollevato dalla morte di un boss mafioso. La mafia, del resto, continua ad esercitare un grande fascino in Russia, nonostante abbia trasformato Mosca in un far west negli anni novanta. E non c'è da stupirsi se nel linguaggio malavitoso si usa spesso la frase «una proposta che non si può rifiutare»: una citazione dal Padrino, che qui è un film cult.

Ivankov è morto il 9 ottobre dopo essere rimasto gravemente ferito il 28 luglio scorso da un cecchino mentre usciva da un ristorante moscovita, dove si sarebbe recato per fare da mediatore tra due clan rivali. Stando alle cronache, aveva iniziato a 14 anni la sua carriera malavitosa, contrassegnata poi da rapine a mano armata ed estorsioni.

In epoca sovietica era stato condannato più volte, in particolare nel 1982, quando gli furono inflitti 14 anni per sequestro di persona ed estorsione. Uscito di galera anticipatamente nel marzo del 1992, se ne andò negli Usa, dove regnò sul quartiere russo di Brooklyn, chiamato Little Odessa: qui, secondo i servizi segreti Usa, avrebbe federato tutte le branche della mafia russa in America. Ma tre anni dopo fu arrestato e condannato a dieci anni per aver simulato un falso matrimonio allo scopo di ottenere un permesso di soggiorno e per l'estorsione di 3,5 milioni di dollari a due imprenditori russi. Nel 2004 fu estradato a Mosca con l'accusa di omicidio premeditato ma l'anno successivo fu assolto da una giuria popolare, tra il sostegno di personalità influenti, in particolare artisti e deputati. Da allora, grazie al suo prestigio, si sarebbe dedicato a mediare nella guerra tra bande criminali. Durante la sua carcerazione negli Usa ha scritto un'autobiografia ancora inedita («Contro il vento»).

lunedì 12 ottobre 2009

Russia sempre più Unita

Il partito guidato dal premier Vladimir Putin esce con una maggioranza schiacciante dalle elezioni amministrative di ieri, nonostante la crisi economica e la dilagante disoccupazione: con la quasi totalità dei seggi scrutinati, Russia Unita oscilla dal 66% a Mosca (quasi il 20% in più dell'analogo voto del 2005) alla media di quasi l'80% nelle regioni e nelle città più importanti.

Un boom frutto di «brogli di massa»,denunciano in coro non solo i partiti di opposizione anche, ma anche quelli filo Cremlino. Ma il presidente Dmitri Medvedev, che aveva promesso di rafforzare la democrazia e la concorrenza elettorale, spegne sul nascere le polemiche, congratulandosi al Cremlino con la dirigenza di Russia Unita per la sua «convincente» vittoria e dicendosi soddisfatto per come si sono svolte le consultazioni.

A Mosca 32 persone sono state arrestate dopo una serie di manifestazioni non autorizzate seguite alla notizia della vittoria, nel voto municipale nella capitale, del partito di governo «Russia Unita». Secondo quanto riferito dai media, le unità speciali della polizia sono intervenute dopo che alcuni dimostranti hanno dato fuoco alle schede elettorali «per protesta contro le frodi» che sarebbero state commesse nelle elezioni locali che si sono svolte ieri.

Dal voto esce rafforzato anche l'inossidabile sindaco di Mosca, Iuri Luzhov, che dribbla con un trionfo le voci di dimissioni anticipate e le accuse e di favoritismi alla moglie Elena Baturina, imprenditrice immobiliare diventata la donna più ricca di Russia. Il voto, al quale erano chiamati circa 30 milioni di elettori per il rinnovo di alcuni parlamenti regionali, capi di distretto e sindaci in 75 delle 83 entità federali, era atteso come un banco di prova di democrazia e del consenso del partito putiniano nel terremoto della crisi. Ma sembrano ancora lontani gli imminenti «nuovi tempi democratici» annunciati solo due mesi fa da Medvedev.

La campagna elettorale, del resto, era cominciata male, con l'esclusione dei candidati dell'opposizione, come gli esponenti del movimento Solidarnost guidato dall'ex campione mondiale di scacchi Garry Kasparov. I Comunisti, nonostante siano stati gli unici a superare con il loro 13,27% lo sbarramento elettorale del 7% per la Duma di Mosca, hanno già annunciato battaglia. Il loro leader Ghennadi Ziuganov ha denunciato «brogli senza precedenti, che non si vedevano neppure ai tempi di Boris Eltsin».

Di «brogli di massa» hanno parlato anche Serghiei Mitrokin, leader del partito riformatore Iabloko, e l'ultranazionalista Vladimir Zhirinovski, capo dei liberal-democratici, generalmente allineato al potere. Persino Russia Giusta, partito di centrosinistra filo Cremlino, si è lamentato. Tutti puntano il dito contro l'affluenza gonfiata (34,9% a Mosca), il voto comprato (da 300 a 500 rubli nella capitale, ossia da 7 a 11 euro), il voto fuori sede, quello controllato attraverso le pressioni sui dipendenti pubblici e quello manipolato per conto di persone mai andate ai seggi.

«Una nuova pagina della storia elettorale russa: per la prima volta, l'apparato amministrativo è stato utilizzato per impedire ai cittadini di votare», scrive oggi il quotidiano Kommersant. Gli oppositori che hanno osato scendere in piazza stasera in piazza Pushkin per protestare sono stati bloccati la polizia, che ha fermato trenta di loro. Ma per Medvedev «la campagna elettorale è stata organizzata nel rispetto di tutti i requisiti di legge». «In ogni caso, per quello che so, non sono state registrate importanti violazioni», ha aggiunto, chiudendo il sipario su una consultazione elettorale che sembra lasciare molti interrogativi.

(Ansa)

mercoledì 7 ottobre 2009

La Russia e il grande gioco dei gasdotti (Limes)

di Franceso Sisci, Massimo Nicolazzi, Carlo Stagnaro, Stefano Agnoli
Ci stiamo consegnando a Mosca? Meglio South Stream o Nabucco? Servono più tubi? Da un articolo (in inglese) di Francesco Sisci è nato un interessante dibattito via mail tra l'autore, Massimo Nicolazzi, Carlo Stagnaro e Stefano Agnoli, che riteniamo utile riproporre ai lettori di LimesOnline.

Russia plays pipeline politics
Il South Stream è una potenziale arma con cui la Russia può mettere sotto scacco l'Europa. Da buon giocatore di scacchi la Russia può trasformare una posizione difensiva nei confronti dell'oleodotto rivale Nabucco, in una mossa offensiva. Mosca può ristabilire la vecchia area di influenza sovietica, ottenere quel tanto cercato accesso al Mediterraneo dopo tre secoli di fallimenti e avere una posizione dominante in Europa.
di Francesco Sisci
http://www.atimes.com/atimes/Central_Asia/KI25Ag01.html

su Limes il resto del dibattito.....

martedì 6 ottobre 2009

Omicidio Politkovskaja, i fatti all'epoca

Pubblico un frammento della mia tesi di laurea "La libertà dei media nella Russia di Putin" (2006) dedicato all'omicidio di Anna Politkovskaja, scritto pochi giorni dopo i fatti.


Chi conosce la Russia sa bene che non c'è mai limite allo stupore. E molti, in fondo, non

devono essere stupiti nell'apprendere la notizia dell'ultimo omicidio eccellente nel

mondo del giornalismo, fino ad oggi. Nel già grigio cielo dell'informazione russa,

infatti, piomba come l'ennesimo fulmine l'assassinio della giornalista Anna

Politkovskaja, freddata con quattro colpi di pistola il pomeriggio del 7 ottobre 2006,

mentre entrava nell'ascensore della sua abitazione, con in mano le buste della spesa.

Firma di uno degli ultimi organi di stampa realmente indipendenti nel panorama

mediatico nazionale, il settimanale Novaja Gazeta, la giornalista 48enne era nota in

tutto il mondo – sebbene fosse apprezzata più all'estero che in patria – grazie al carattere

libero e autonomo della sua attività. Pluripremiata a livello internazionale1

rappresentava oramai l'unica voce indipendente capace di raccontare il conflitto ceceno

con coraggio e obiettività. E della guerra in Cecenia era sempre stata una forte

oppositrice, scrivendo articoli e libri – tradotti in diverse lingue – nei quali non lesinava

critiche durissime alla politica del Cremlino, incarnata nel presidente Putin, di cui ne

biasimava la capacità, l'indole, ma soprattutto la cultura politica. Molti sapevano, lei per

prima2, che per via della sua professione – o per meglio dire del modo in cui esercitava

la propria attività - si era fatta molti nemici, soprattutto fra le alte sfere del potere

politico-economico. Ciononostante non si era mai tirata indietro, anche dinanzi alle

numerose e frequenti minacce che riceveva, e persino dopo aver subito un tentativo di

avvelenamento3.

La notizia dell'omicidio della giornalista viene lanciata alle 17.53 (ora locale di Mosca)

dall'agenzia Itar Tass e in poche ore ripresa dai principali organi di stampa, nazionali e

stranieri. Sin dalle prime battute è facile intuire la natura dell'assassinio. La possibilità

di una rapina viene scartata subito dagli investigatori che parlano invece di “omicidio

premeditato”. Secondo gli inquirenti – riporta il notiziario Vesti – si è trattata di


1 Nel 2000 ha vinto il Golden Pen Award dell'associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal

fronte ceceno; nel 2003 le è stato conferito in Danimarca l'OSCE Prize per il giornalismo e la democrazia;

ha vinto anche il premio Sacharov, e altri ancora.

2 Più volte aveva dichiarato ad amici e conoscenti che solo la sua notorietà all'estero le aveva permesso di

continuare il suo lavoro in Russia.

3 Mentre cercava di raggiungere Beslan per raccontare i fatti e tentare forse una mediazione con i

sequestratori. La giornalista, infatti, già nel 2002 aveva mediato con successo durante i fatti della

Dubrovka, riuscendo a entrare nel teatro e a trattare parzialmente con i terroristi.


“un’esecuzione vera e propria perché i colpi sono stati esplosi prima al tronco del corpo

e poi in testa”1. In altre parole, un omicidio su commissione meticolosamente studiato e

messo in atto dai suoi sicari2. E proprio sulla natura dell'omicidio gran parte dei

principali mezzi di comunicazione, in patria3 e soprattutto all'estero, sono unanimi nel

fornire un giudizio politico dell'accaduto, collegando l'omicidio all'attività professionale

svolta dalla giornalista4.

Ma in Russia esistono ovviamente delle eccezioni. Fra queste, per esempio, il

quotidiano Izvestija che, a differenza di altri, non pubblica la notizia sul proprio sito

internet fino alla mattina del giorno successivo all'omicidio (8 ottobre). Inoltre, stupisce

il commento del direttore del giornale, Vladimir Mamontov, che a poche ore dai fatti

afferma: “l’omicidio della Politkovskaja non è in relazione con la sua attività

professionale. Sostenere il contrario sarebbe solo una strumentalizzazione politica”5.

Non a caso viene pubblicato un articolo6 in cui l'ipotesi avanzata dalla gran parte della

stampa nazionale e internazionale - che vede nel vertici del Cremlino7 e nel presidente

ceceno Ramzan Kadyrov8 i probabili mandanti dell'omicidio - viene considerata, invece,

come la meno attendibile9. Dello stesso avviso anche il quotidiano Moskovskij

Komsomolec - che preferisce citare un piano che circolava in Internet secondo il quale i

sostenitori di Chodorkovskij avrebbero ordinato l'omicidio per poi incolpare il Cremlino

e scatenare una rivoluzione “arancione” anche a Mosca – e il commentatore televisivo

Michail Leontiev “che parla apertamente di provocazione per aprire uno scenario


1 Vesti, 7 ottobre 2006

2 Nei giorni successivi all'omicidio gli sviluppi delle indagini dimostrano che il sicario della giornalista

non ha agito da solo, ma con l'aiuto di altre quattro persone.

3 La maggior parte dei quotidiani russi dedica l'apertura all'omicidio: Kommersant titola Žurnalist

promenjal žizn' na professiju (Una giornalista ha dato la vita per la sua professione); Gazeta: Smert'

žurnalist (Morte di una giornalista)

4 Questi alcuni titoli della stampa estera: The Sunday Times, Un'altra voce critica assassinata nella

Russia di Putin; El Mundo, Assassinata la giornalista che denunciò gli abusi di Putin; meno evidente la

notizia sulla prima pagina del New York Times che scrive Voce contro il Cremlino uccisa a Mosca.

5 Radio Ekho Moskvy, 7 ottobre 2006

6 Za čto ubili Annu Politkovskuju?, da Izvestija, 9 ottobre 2006

7 Questa l'interpretazione avanzata dal filosofo e amico della giornalista André Glucksmann,vedi La

Stampa e La Repubblica, 8 ottobre 2006

8 Che la giornalista aveva più volte attaccato nelle sue inchieste. Nell'ultima intervista rilsciata a Radio

Svoboda Politkovskaja aveva dichiarato: “Il mio augurio personale nel giorno del compleanno di Kadyrov

è di vederlo seduto sul banco degli imputati e che ci siano un'inchiesta e un processo rigoroso con l'elenco

di tutti i crimini che ha commesso”, tratto da Internazionale, 13/19 ottobre 2006

9 Nell'articolo, invece, vengono privilegiate due piste alternative: la prima vede l'omicidio orchestrato da

personalità ostili al Cremlino al fine di una destabilizzazione politica del paese e la seconda identifica gli

autori nell'estremismo di matrice xenofoba e nazionalista. Vedi Za čto ubili Annu Politkovskuju?, da

Izvestija, 9 ottobre 2006


ucraino”1. Ma a stupire ancor di più è soprattutto il silenzio del Cremlino. Ci vogliono

infatti ben due giorni prima che le autorità rilascino una dichiarazione sull'accaduto –

peraltro striminzita - attraverso le parole dello stesso Putin che si limita a promettere

un'inchiesta obiettiva e allo stesso tempo smentisce un qualsiasi coinvolgimento

affermando che “l'assassinio della Politkovskaja è un grave danno per la leadership

russa, specialmente quella cecena”2. La conduzione delle indagini, a poche ore dai fatti,

passa nelle mani del procuratore federale Jurij Čajka, “segnale indiretto che le autorità

vogliono mostrare la loro preoccupazione per l'omicidio di una delle più famose

giornaliste russe”3, ma che viene interpretato da molti come un tentativo di controllare

l'inchiesta e i suoi esiti. Secondo Nina KruščeÅNva4 “il fatto che le indagini siano state

assegnate al procuratore Čaika non ispira speranza [..] anzi, il coinvolgimento dei

massimi vertici del governo russo è quasi una garanzia che gli assassini non verranno

mai trovati”5.

Sotto la guida del procuratore designato dal Cremlino, gli inquirenti sequestrano il

materiale su cui stava lavorando la Politkovskaja, fra cui l’hard disk del suo computer

nella sede del giornale, dove secondo i colleghi di Novaja Gazeta erano presenti dettagli

importanti sull'ultima inchiesta che la giornalista si apprestava a pubblicare e che

riguardava l'utilizzo della tortura da parte dei miliziani di Kadyrov6. La fiducia nelle

autorità è talmente bassa che il giornale decide di condurre un'indagine autonoma

sull'omicidio7, stanziando, inoltre, una ricompensa milionaria per chi dovesse fornire

informazioni rilevanti ai fini dell'inchiesta. Ma come insegnano i precedenti altrettanto

nefasti, tutto lascia presagire che non verranno mai trovati né gli autori materiali

dell'omicidio né tanto meno i mandanti, facendo della vicenda l'ennesimo caso irrisolto.

Sebbene non esistano prove concrete per collegare l'omicidio della giornalista ai vertici

del potere che comanda in Russia, è altrettanto vero che, negli ultimi anni, il Cremlino

non è mai riuscito ad assicurare alcun colpevole alla giustizia né si è dimostrato - nei

fatti - capace e intenzionato a difendere la categoria dagli attacchi provenienti da più parti,

relegando i media in un isolamento sempre maggiore. In uno dei suoi ultimi

articoli Anna Politkovskaja aveva scritto: “Io scrivo libri e pubblico articoli. Bisogna

spiegare come vanno le cose e dire che se il sistema sentirà la necessità di eliminare

qualcuno, questo qualcuno verrà eliminato senza scrupoli”.


1 Anna Zafesova, Russia, Ue e Usa chiedono la verità, da La Stampa, 9 ottobre 2006

2 La Repubblica, 11 ottobre 2006

3 Anna Zafesova, Russia, Ue e Usa chiedono la verità, da La Stampa, 9 ottobre 2006

4 Docente di Affari internazionali alla New School University

5 Nina KruščeÅNva, Come ai tempi d'oro del Kgb, da La Repubblica, 10 ottobre 2006

6 Lunedì 9 ottobre, Novaja Gazeta pubblica alcuni stralci dell'inchiesta e gli ultimi appunti della

giornalista, corredati da alcune foto.

7 È l'ex presidente Michail Gorbacëv, azionista del settimanale, ad affermarlo all'agenzia Interfaks, 7

ottobre 2006 link http://www.interfax.ru/r/B/politics/2.html?id_issue=11600929

lunedì 5 ottobre 2009

Omicidio Politkovskaja: tre anni dopo

Un processo miseramente fallito, una nuova inchiesta appena ripartita, altri giornalisti e difensori dei diritti umani uccisi o costretti alla fuga e l'ong Memorial costretta a difendersi dall'accusa di diffamazione da parte del presidente ceceno Ramzan Kadyrov: è il triste bilancio a tre anni dall'omicidio della giornalista di opposizione Anna Politkovskaia, uccisa a Mosca da un killer il 7 ottobre del 2006 nell' ascensore di casa. E mentre i suoi colleghi della Novaia Gazeta preparano le iniziative per il terzo anniversario della morte, il vicedirettore della testata Serghiei Sokolov alza il tiro criticando il premier russo Vladimir Putin per aver imposto Kadyrov alla guida della Cecenia.
Domani in tribunale è previsto l'ennesimo round della causa intentata dal presidente ceceno contro il direttore di Memorial Eleg Orlov, reò di averlo accusato per le sue responsabilità politiche e sociali nell'uccisione di Natalia Estemirova, la militante della ong rapita e freddata a metà luglio in Cecenia. «Parlerei piuttosto della responsabilità politica di Putin per aver piazzato alla guida della Cecenia un personaggio come Kadyrov», dichiara Sokolov in una intervista con l'ANSA, annunciando che l'inchiesta condotta dal giornale «ha portato ad alcuni risultati».

«Quando scopriamo qualcosa informiamo sempre gli investigatori senza renderla di dominio pubblico perchè i responsabili non devono sfuggire alla punizione», spiega, manifestando un prudente ottimismo nella nuova inchiesta. Certo, le cose in questi tre anni non sembrano molto migliorate per i giornalisti: è recente il caso del direttore del bollettino marittimo Sovfracht Mikhail Voitenko costretto a fuggire all'estero per aver rivelato la misteriosa scomparsa del cargo Arctic Sea. O di Aleksandr Podrabinek, minacciato dal movimento giovanile filoputiniano Nashi per aver criticato le pressioni delle autorità perchè un ristorante cambiasse il proprio nome da «Antisovietico» a «Sovietico». Azioni, quelle dei Nashi, che ricordano «le vergognose campagne sovietiche contro i dissidenti», ha ammonito il consiglio per i diritti umani presso il Cremlino. «Il problema di fondo è che bisognerebbe creare una vera società civile, in cui i giornalisti siano liberi di svolgere la propria attività senza essere influenzati o intimiditi dal potere», osserva Sokolov, che manifesta la sua solidarietà ai giornalisti italiani per la manifestazione di sabato scorso a favore della libertà di stampa.

Per commemorare la Politkovskaia, domani Novaia Gazeta e Reporter sans frontieres organizzeranno una conferenza stampa per ricordare che «le uccisioni dei giornalisti in Russia restano sempre impunite». Ci saranno anche Ilia e Vera, i figli della vittima. Sempre domani, al cinema 35 mm, sarà proiettato un documentario sulla vita della giornalista. Per dopodomani, invece, in occasione del terzo anniversario del delitto, Novaia Gazeta promuove un comizio - autorizzato - davanti alla stazione della metro di Cistie Prudì. Quanto alla nuova inchiesta, è già ripartita all'inizio di settembre, dopo che la Corte suprema, accogliendo un ricorso della famiglia, ha inviato alla procura gli atti del processo bis appena iniziato per unificarli con l'inchiesta sul mandante e sul presunto killer, Rustam Makhmudov, latitante. La pista resta sempre quella cecena del primo processo, conclusosi con l'assoluzione di tre comprimari: i fratelli di Rustam Makhmudov, Dzhabrail e Ibragim, e l'ex dirigente della polizia moscovita Serghiei Khadzhikurbanov.

di Claudio Salvalaggio (Ansa)
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